Piano di Gestione del Rischio Alluvioni del Bacino del Po [Flood Risk Management Plan of the Po River Basin]

Piano di Gestione del Rischio Alluvioni del Bacino del Po [Flood Risk Management Plan of the Po River Basin]

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Problemi e Scopi

Nel distretto padano le inondazioni sono gli eventi naturali più frequenti fra quelli con conseguenze disastrose per le persone, i territori ed i beni. Secondo valutazioni ormai diffusamente condivise le superfici soggette a inondazioni sono destinate a crescere, così come il numero di persone potenzialmente esposte anche a causa delle trasformazioni dell’uso dei suoli, della conurbazione e dei cambiamenti climatici. La gestione dei rischi di alluvione è quindi una componente complessa e critica che interferisce con la sicurezza pubblica e la qualità della vita. La comunicazione e la partecipazione pubblica nell’ambito della costruzione dei piani di gestione del rischio alluvione riveste un ruolo strategico per la condivisione e legittimazione del piano stesso (cit., Autorità di bacino del fiume Po, 2011, p.4).

La Direttiva Europea 2007/60/CE, recepita nel diritto italiano con D.Lgs. 49/2010, ha dato avvio ad una nuova fase della politica nazionale per la gestione del rischio di alluvioni, che il Piano di gestione del rischio di alluvioni (PGRA) deve attuare, nel modo più efficace. Il PGRA, introdotto dalla Direttiva per ogni distretto idrografico, dirige l’azione sulle aree a rischio più significativo, organizzate e gerarchizzate rispetto all’insieme di tutte le aree a rischio e definisce gli obiettivi di sicurezza e le priorità di intervento a scala distrettuale, in modo concertato fra tutte le Amministrazioni e gli Enti gestori, con la partecipazione dei portatori di interesse e il coinvolgimento del pubblico in generale (cit. link 1).

Storia e Geografia

La fine degli anni ottanta segnano una serie di progressi legislativi richiesti dopo molti sforzi e scontri fisici sul campo del conflitto sociale sull'ambiente. In Italia avvengono importanti riforme di politica ambientale.  Arrivano dopo gli eclatanti disastri ambientali degli anni cinquanta (alluvione del Polesine 1951), sessanta (diga del Vayont 1963), settanta (diossina di Seveso 1976) e ottanta (l'inquinamento fluviale in Valle Bormida e il disastro alluvionale in Valtellina). I disastri citati ebbero un rilievo mediatico europeo ma a tirare le somme giunse il disastro nucleare di Chernobyl (1986) o meglio Pripjat, in Ucraina, percepito anche in Italia, non solo dal punto di vista mediatico. I problemi e i disastri ambientali non finirono allora, anzi, alcuni interpretarono quella fase come una nuova era di trasformazione sociologica (la società del rischio) nella quale l'ambiente giocava un ruolo chiave su vari piani e soprattuto su quello del confronto tra scienza, tecnologia e democrazia, territorialità (Beck, 1986). Verso la fine degli anni ottanta i movimenti ambientalisti diventano abbastanza forti, nacquero i partiti dei Verdi, la cultura ambientalista era un po' più popolare, aveva iniziato a sfondare la sfera mediatica e furono introdotti: il Ministero dell'ambiente, nuove autorità e agenzie per il controllo ambientale, forze dell'ordine e vennero introdotti reati e pene. Infine si rinnovò tutta la pianificazione ambientale che divenne di competenza, in gran parte, regionale. Ad esempio, con la Legge 183/1989 “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo”, si istituiscono le Autorità di bacino per i bacini idrografici di rilievo nazionale (art.12).

Le autorità di bacino sono degli organismi misti, costituiti da Stato e regioni che operano sui bacini idrografici considerati come sistemi unitari. Questo ente tecnico di pianificazione territoriale ambientale è diretto da esperti nelle materie idrogeologiche nominati dal Comitato istituzionale dell'Autorità di Bacino, suo organo decisionale; esso è presieduto dal Ministero dell'Ambiente e composto da altri 4 ministeri e dai presidenti delle regioni che condividono il territorio del bacino.

L'Autorità del bacino del fiume Po, quella di cui ci occupiamo nel caso studio, si estende su un territorio molto vasto (74.000 kmq di cui 71.000 in territorio italiano), un quarto dell’intero territorio nazionale (vedi mappa link 3), 3.200 comuni, sette regioni e una popolazione di circa 16 milioni di abitanti. In quest'area si forma il 40 per cento del prodotto interno lordo; il 37 per cento dell'industria nazionale, che sostiene il 46 per cento dei posti di lavoro; il 55 per cento della zootecnia in sole 5 province; il 35 per cento della produzione agricola. Il consumo di energia elettrica è pari al 48 per cento del consumo nazionale (link 2). Ed è il territorio dove è avvenuta la maggior parte dei peggiori disastri ambientali italiani, sia per quantità che per intensità.  É l'area dove l'economia italiana si è concentrata e i livelli di consumo di suolo e risorse, di conurbazione, emissione, prelievo, estrazione, smaltimento sono massimi. 

I piani di bacino che redige l'Autorità sono 5, che riguardano aspetti diversi nella gestione delle acque. Il principale strumento dell'azione di pianificazione e programmmazione dell'Autorità è costituito dal piano di bacino idrografico, mediante il quale sono "pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo e alla corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche e ambientali del territorio interessato" (L.183/89 art.17, comma 1). Vi sono poi piani più orientanti: assetto idrogeologico, qualità delle acque, bilancio idrico e gestione del rischio alluvioni. Di quest'ultimo, introdotto con la Direttiva Europea 2007/60/CE, recepita nel diritto italiano con D.Lgs. 49/2010, ci occuperemo di illustrare il processo partecipativo che è stato coordinato dall'Autorità per la sua elaborazione, fino alla sua approvazione, da parte del Comitato isituzionale della Autorità, avvenuta il 3 marzo 2016.

Soggetti Promotori e Finanziatori

L'Autorità del bacino del fiume Po, con sede a Parma, è il titolare della pianificazione e il promotore del processo. Presso la sua sede si è concentrato il lavoro di coordinamento, informazione e confronto di scala distrettuale, concernente temi generali riguardanti l'intero bacino/distretto.

Nel processo sono coinvolte dunque cinque regioni: Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto che hanno attivato - ai fini del piano in esame - i propri uffici competenti in materia di pianificazione del territorio e difesa del suolo. 

Sono coinvolti dal Piano del rischio idraulico anche i consorzi di bonifica e irrigazione che hanno competenza in ambiti idrografici più contenuti chiamati comprensori. Sono enti di diritto pubblico amministrati dai proprietari degli immobili del comprensorio attraverso i propri rappresentanti che formano il Consiglio di Amministrazione del Consorzio. I consorzi hanno un proprio ufficio tecnico, possono realizzare opere di miglioramento a fini agricoli (canali, chiuse, idrovore) e perciò possono riscuotere tasse dai propri consorziati.

Infine vi sono le direzioni della Protezione Civile delle province ricadenti nel distretto idrografico del Po che si occupano di prevenzione e gestione delle emergenze e soccorso pubblico. Sono gli enti che coordinano gli interventi di soccorso e ripristino in seguito a eventi catastrofici.

Il processo di pianificazione avviato in adempimento delle disposizioni della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE è soggetto alle disposizioni previste dalla normativa europea. Poiché tale processo è riconducibile ad una attività di integrazione e aggiornamento della pianificazione di bacino vigente, riconducibile al Piano di assetto idrogeologico ed ai Piani straordinari per la riduzione del rischio, esso è soggetto alle disposizioni del D. Lgs. n°152 del 3/4/2006, in cui, secondo gli art. 66, comma 7 del D. Lgs. n°152 del 3/4/2006, le Autorità di bacino promuovono la partecipazione attiva di tutte le parti interessate all'elaborazione, al riesame e all'aggiornamento dei piani di bacino, provvedendo affinché, per ciascun distretto idrografico, siano pubblicati e resi disponibili per eventuali osservazioni del pubblico, inclusi gli utenti, concedendo un periodo minimo di sei mesi per la presentazione di osservazioni scritte, i seguenti documenti:

  1. Il calendario e il programma di lavoro per la presentazione del piano, inclusa una dichiarazione delle misure consultive che devono essere prese almeno tre anni prima dell'inizio del periodo cui il piano si riferisce;
  2. Una valutazione globale provvisoria dei principali problemi di gestione delle acque, identificati nel bacino idrografico almeno due anni prima dell'inizio del periodo cui si riferisce il piano;
  3. Copie del progetto del piano di bacino, almeno un anno prima dell'inizio del periodo cui il piano si riferisce.

Gli unici finanziatori sono le autorità pubbliche coinvolte con il proprio budget, ma mancano del tutto nella documentazione pubblicata e sono di difficile rintracciabilità le informazioni sui costi imputabili al processo partecipativo. Solo in Emilia-Romagna sono stati ingaggiati facilitatori professionisti della Futour SaS di Pisa, probabilmente tramite affidamento diretto da parte del Servizio comunicazione. L'E-R ha messo in atto un processo di scala regionale, con una ampia Cabina di Regia, composta da 25 funzionari regionali (Servizio Difesa del Suolo, consorzi di bonifica, autorità di bacino fiumi romagnoli, Reno, Volano e Costa, Protezione Civile), che ha organizzato un complesso processo di scala regionale comprendente anche i i bacini idrografici attigui e la costa adriatica, anch'essa interessata - proprio in quel periodo - da fenomeni alluvionali (RER, 2014).

Selezione dei Partecipanti

La partecipazione è stata articolata su 2 livelli:

  1. Livello di scala distrettuale con sede a Parma, quartier generale dell'Autorità di Bacino del Po. La comunicazione e le interazioni del livello distrettuale è stata maggiormente orientata alla governance istituzionale e dunque al coinvolgimento delle varie autorità politiche e tecniche (anche degli istituti di ricerca e accademici) che operano nel territorio del distretto. Inoltre si sono condivisi i quadri conoscitivi, le mappe e le basi informative con le università e altri enti di ricerca. I soggetti maggiormente coinvolti in questa fase sono stati i delegati istituzionali rappresentanti delle autorità che intervengono nella governance di un piano di bacino così geograficamente ampio e complesso. Si sono presi dunque i contatti dopo una mappatura degli attori da coinvolgere, partendo dagli esperti del mondo accademico degli enti di ricerca e delle imprese, oltre che con i tecnici degli enti locali e funzionali, ai quali si sono aggregati nelle fasi successive, i rappresentanti delle associazioni e dei rappresentanti dei comitati di cittadini (p.e. gli alluvionati del modenese del 2010). 
  2. Livello di scala regionale, dislocato nei capoluoghi di regione e in località scelte per l’attinenza con i sotto-bacini o i comprensori dei consorzi. La partecipazione a scala regionale è stata coordinata dalle direzioni dei servizi regionali di difesa del suolo, in un caso, avvalendosi del Servizio Comunicazione in l’Emilia-Romagna. A parte i tavoli tecnici di livello regionale, indirizzati a specifici uffici tecnici e istituzionali, l’accesso agli incontri  è sempre stato caratterizzato da laboratori o seminari a invito mirato o aperti a tutti gli interessati così come da canali online aperti al pubblico. In Emilia-Romagna è stato creato un comitato di supervisione del processo partecipativo chiamato Cabina di Regia composto dai tecnici dei servizi regionali Difesa del Suolo, Comunicazione, Ambiente, da responsabili della Protezione Civile, delle Autorità di Bacino, dei Consorzi di Bonifica e di Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente). La composizione della Cabina di Regia è avvenuta per invito mirato ai dirigenti che in certi casi hanno delegato altri membri del proprio ufficio . In numero complessivo di 25 persone era rappresentativo della titolarità decisionale della politica e alla sua territorialità (RER, 2014, p. 2). 

Metodi

Agorà Ekklesia è un metodo che richiama le modalità classiche dell'antica Grecia. Le persone in una sala sono invitate a fare un breve intervento. Nell’Agorà la regola principale è che chiunque può parlare, recandosi in un determinato punto della sala, mentre tutti gli altri possono solo ascoltare (RER 2014, p. 20). Si possono esprimere rapidi posizioni sul tema o sentimenti, punti di vista, citare casi. L'organizzatore, o un eletto dal gruppo, raccoglie e sintetizza le tesi e le dispone secondo una logica dicotomica (di solito) in un pannello. Infine le frasi si possono aggregare, effettuare selezioni e votare priorità o tesi maggioritarie. L'Agorà è stata utilizzata nel processo dell'Emilia-Romagna nella fase di avvio con la Cabina di Regia (2.1). 

Knowledge Safari. I partecipanti vengono suddivisi in gruppi eterogenei: ogni tappa ha un tema da esplorare, i partecipanti si distribuiscono tra le tappe; ogni gruppo riflette sul tema della propria tappa; i partecipanti presentano le proposte al proprio gruppo e le scrivono sul poster relativo alla propria tappa per farle leggere al gruppo successivo; ogni 10 minuti i gruppi si spostano in senso orario nella tappa successiva; leggono la domanda e le risposte lasciate da chi è venuto prima e aggiungono altre idee e proposte. In plenaria, quando i gruppi hanno esplorato tutte le tappe, si identifica un portavoce che riassume tutto quello che è stato scritto nella tappa nella quale si trovano. Infine i contributi vengono raccolti in un report da parte di un team composto da un mix di partecipanti dei vari gruppi (RER, 2014, p. 49). Il metodo Safari è stato applicato per la definizione delle Aree a Rischio Significativo nella fase d'avvio con la Cabina di Regia (2.1). 

Mosaico digitale - MODÌ è un sistema di brainstorming elettronico, abbinato a tecniche di facilitazione. Il MODÍ viene utilizzato insieme ad altre metodologie facendo in modo che la gestione sistematica della creatività e dell’innovazione diventi un fattore chiave per il successo del percorso. Il MODÍ prevede la discussione interattiva in gruppi su domande poste dal facilitatore, la scrittura e la visualizzazione delle idee e delle proposte dei gruppi attraverso delle tastiere, la rilettura di gruppo di tutte le idee e la ricerca di punti di convergenza, sinergie, sintesi e nuove proposte. Tutte le informazioni vengono poi raccolte in un rapporto finale che contiene le risposte, idee e concetti emersi dalle domande discusse tra i partecipanti del workshop. MODÌ fornisce uno spazio concettuale condiviso dove tutti i partecipanti possono simultaneamente vedere e contribuire con le proprie idee e partecipare nella costruzione di conoscenza sia attraverso il dialogo che la dialettica. Durante le sessioni creative, con l’utilizzo di tastiere in grado di raccogliere le idee dei partecipanti, viene creato e proiettato un mosaico di concetti, frasi, progetti, condiviso rispetto alla soluzione di problemi, suggestioni, strategie, politiche, per lo sviluppo di nuovi servizi, funzioni e prodotti" (Franceschini, 2016, p. 23). Il MODÌ è stato usato in tutto il percorso dell'Emilia-Romagna (2.1 e 2.2).

World Café - WOCA è un metodo interattivo di conversazione che è stata adottato da grandi aziende, governi e comunità in tutto il mondo per animare reti di dialogo collaborativo. I WOCA si basano sul principio che le persone hanno già la saggezza e la creatività necessarie per affrontare le sfide più difficili e possono apprendere molto dalle conversazioni spontanee con persone esterne alla propria organizzazione o ai gruppi che è abituato a frequentare. Perciò nella modalità di discussione si formano dei tavoli di di 4-5-6 persone. Finita la prima discussione su una domanda posta dall'organizzatore dell'evento, un testimone (o table-host) del tavolo rimane fermo mentre gli altri si recano in tavoli diversi. Il testimone registra le idee espresse e le comunica a nuovi ospiti oppure al facilitatore della plenaria prima che inizia la successiva discussione. E così via fino all'esaurimento delle domande. Il WOCA è stato utilizzato nei workshop locali (2.1 e 2.2 Emilia-Romagna). 

Lego Serious Play. "Il Gruppo LEGO, cercando uno strumento per sbloccare l’innovazione all’interno dell’azienda, si rese conto che la soluzione era nei LEGO stessi. Come il gruppo LEGO aveva dato modo ai bambini di “costruire i loro sogni” per decenni, può dare anche agli adulti la possibilità di costruire le loro visioni per una strategia futura. Attraverso Elementi dei mattoncini LEGO® SERIOUS PLAY® possono essere utilizzati come effetto leva per la prototipazione veloce di idee e azioni future attraverso metafore e forme di storytelling. (RER, 2015, p. 11). I mattoncini Lego e le sue schede sono state utilizzati soprattutto nel workshop di Ferrara (2.2. Emilia-Romagna). 

Idea Boxes® è un metodo sviluppato congiuntamente da FUTOUR e Future Center Alliance e prevede varie possibili modalità di applicazione per visualizzare le idee e proposte. Ogni partecipante elabora delle idee, progetti e soluzioni su una scheda (titolo, obiettivi, azioni), le condivide e con il gruppo che stabilisce come raccontarle in plenaria attraverso la propria Idea Box. Si tratta di una scatola bianca nella quali tutte le facciate possono essere utilizzate per descrivere e presentare con immagini, parole e colori gli elementi principali del progetto di ciascun gruppo di lavoro (idee, progetti, soluzioni). Possono essere collocati in colonne di affinità per far vedere come la creatività individuale e collettiva produce soluzioni concrete e condivise (Ib., p. 16). Le scatole parlanti sono state utilizzate in varie occasione nei worshop in Emilia-Romagna (2.1, 2.2). 

Deliberazioni, Decisioni e Interazione con il Pubblico

1.1 - Livello distrettuale - Fase 1

La prima fase del processo, coordinato dal gruppo di lavoro dell'Autorità di Bacino (AdBPo), ha riguardato: la condivisione del percorso, la sua integrazione con i procedimenti amministrativi, la bozza di un calendario con le varie scadenze per la elaborazione dei documenti da produrre, fino alla conclusione con la adozione e l'approvazione definitiva del piano. 

In questa prima fase, il gruppo di lavoro dell'AdBPo ha affrontato anche la questione dell'investimento complessivo di risorse da assegnare alle procedure di partecipazione e comunicazione, optando per un livello di intensità intermedio (gestito direttamente dagli uffici interni, senza l'affidamento di incarichi a professionisti o consulenti esterni, prospettando di organizzare un processo lungo (4 anni) pienamente disposto a recepire le osservazioni e le esigenze provenienti dai portatori di interessi e dai cittadini, ma comunque consultivo, dunque fortemente filtrato daile amministrazioni tecniche a cui è affidata la gestione del rischio (AdBPo, 2011, p. 11-13). 

Sempre in questa fase, prettamente informativa e divulgativa, sono stati avviati i forum di informazione di scala distrettuale. Ne sono stati organizzati 4: il primo nel novembre 2011, il secondo nel novembre 2012, il terzo nel gennaio 2013 e il quarto nel novembre 2014. Si trattava di incontri pubblici, in ampie sale convegni presso le sedi dell'Autorità o della Camera di Commercio di Parma, con la prima parte di 2 ore dedicata agli interventi di esperti (tecnici delle autorità, accademici o rappresentanti di enti di ricerca o imprese) seguita da un'ora e mezza dedicata al dibattito con domande o interventi del pubblico. Nel terzo incontro si è discusso di rischio sotto il suo profilo sociologico e dunque gli atteggiamenti dominanti nei confronti dell'ambiente e i loro condizionamenti sulle misure collettive di affrontare i rischi, l'importanza della partecipazione per la definizione e la diffusione di una coscienza del rischio che responsabilizzi e orienti verso una gestione sempre più democratica del rischio. Dei risultati di questi incontri sono accessibili solo le slide dei vari inteventi ma non ci sono verbali, dunque eventuali inteventi critici dal pubblico non sono riportati, probabilmente nemmeno registrati (link 1).

2.1 - Livello regionale - Fase 1

Nel frattempo, sempre prendendo avvio nel 2011, sono partiti gli incontri e gli strumenti a scala regionale. Ogni regione si è organizzata autonamente. Tutte hanno operativamente occupato i propri uffici tecnici, ad eccezione dell'Emilia-Romagna che ha affidato il coordinamento del percorso partecipativo al suo servizio comunicazione che a sua volta ha ingaggiato una società di facilitatori professionisti (Futour SaS di Pisa) che hanno utilizzato strumenti di dialogo specifici (Franceschini, 2016, p. 30-33). 

Nelle regioni, la prima fase è stata caratterizzata da incontri di confronto tra tecnici delle autorità idriche, protezione civile e ambiente. Sono stati organizzati in tutte le sedi di regione, dei convegni di apertura, poi workshop e seminari, in ogni provincia, per i quali è stato dato avviso pubblico e inviti agli enti, alle associazioni e agli ordini professionali, a tutti gli attori organizzati. Si trattava di incontri orientanti a condividere il quadro conoscitivo, (in particolare le bozze delle mappe del rischio) e a recepire analisi, commenti ed eventuali critiche. Le modalità più utilizzate sono quelle dell'incontro pubblico (Public hearing). Sono stati calcolati fino al primo semestre 2014, a conclusione della prima fase, 140 incontri, concentrati nel 2013 (55), e per almeno il 50% di carattere tecnico (AdbPo, 2014, p. 7-8).

2.1 - Emilia-Romagna - Fase 1

Dopo un worshop tecnico iniziale d'avvio della Cabina di Regia, condotto da Futour SaS con metodologie partecipative (Agorà Ekklesia, Mosaico Digitale e Safari) regionale si è tenuto un Meeting istituzionale (riservato ai rappresentanti degli enti locali), 8 incontri tecnici provinciali (riservati agli uffici tecnici degli enti locali), 2 workshop con cittadini e stakeholders (facilitati da Futour SaS) utiizzando lo strumento del Mosaico digitale.

Nel primo workshop con la Cabina di Regia, è stato utilizzato il metodo dell'Agorà per rompere il ghiccio e preparare la discussione con il metodo successivo (MODÌ) e far emergere fino a che intensità la disponibilità dei tecnici regionali si sarebbe spinta a concedere potere alla consultazione dei cittadini, quali erano i punti di forza e debolezza e i loro timori. Gli interventi dell'Agorà sono stati stimolati da una affermazione provocatoria che dichiarava che "organizzare un percorso di partecipazione come richiesto dalla Direttiva UE [...] era solo un adempimento che non aggiungerà nulla alla nostra partecipazione perché noi tecnici sappiamo benissimo cosa va fatto, quindi è un inutile spreco di tempo" (RER, 2014, cit., p. 20). Dopodiché i partecipanti sono intervenuti con enunciati coerenti ad esempio: "Sono convinta dell’importanza della partecipazione. Penso però che ci vogliano tempo e risorse che in questo momento non abbiamo. Occorre definire la posta in gioco, su cosa può cambiare la nostra opinione", oppure o in contrasto con la tesi di avvio, ad esempio: "I tecnici sanno davvero tutto? La scienza non è un sapere assoluto o deterministico" (Ib.). 

Con il MODÌ si è passato ad aprire il dibattito su i temi introdotti dall'Agorà, cercando di trovare soluzioni, massimizzare i benefici e minimizzare i rischi del processo di dialogo con i cittadini, capire quali poteveano essere i contributi di cittadini e attori al Piano, quali potevano essere le conflittualità preesistente tra attori/cittadini e istituzioni? E su questo sono emersi temi e punti di vista - enucleati dal metodo Modì - afferiti a zone diverse, ai quali è seguita una lunga discussione. Per esempio, secondo i tecnici della Cabina di Regia, sulla questione del rapporto tra Istituzioni e cittadini/stakeholder (RER, 2014, p. 22):

insorgono conflitti da limitazioni e regolamentazione usi del suolo che incidono sul valore dei beni; rischio e pericolosità impongono vincoli sul territorio (urbanistici...), riflessi economici e oneri; i cittadini e i comitati di alluvionati sono collaborativi mentre quelli che non hanno memoria storica sono poco disponibili alla collaborazione; nelle aree costiere i cittadini recentemente colpiti si sentono in buone mani ma non vogliono spendere per le opere di protezione chiedendo che gli interventi ricadano sulla fiscalità globale; i portatori di interesse non sono consapevoli di avere costruito in aree a rischio e vogliono essere difesi ad ogni costo, le colpe sono anche a livello politico che è responsabile (Ib., p. 23).  

Per aggregare le posizioni si è poi somministrato un questionario, impostato sempre sulle stesse domande e risposte preimpostate su una scala di intensità da 1 a 5. Ottenendo un risultato medio per ciascuna di esse. Ad esempio sulla questione se le mappe di pericolosità e rischio offrissero o meno margini di consultazione/partecipazione o solo di informazione è stato risposto con una media di 2,9. Quanto è possibile tenere conto del contributo dei cittadini nella modifica delle mappe è stato risposto con una media del 3,12. I risultati del questionario instantaneo sono seguiti da una discussione su chi coinvolgere e tenere in considerazione le aree a meggiore probabilità, dunque le pianure e la costa, le zone più popolate e costruite. Infine il gruppo è passato a ragionare sulle prossime tappe, sulle buone norme di discussione e, sulla base di queste norme, sulla valutazione della giornata (Ib., p. 43 - 44).

Safari è stato usato nella Cabina Regia per definire e condividere le criticità delle Aree a Rischio Significativo (ARS) del territorio regionale: ARS di competenza distrettuale, ARS di competenza regionale e ARS di competenza locale. Per ogni area sono state individuate delle ARS (p.e. al livello distrettuale abbiamo l'Asta del fiume Po da Torino al mare, il Secchia, la costa; a livello locale abbiamo il nodo idraulico di Cento, il porto di Goro, ecc...) e i motivi per cui sono considerate ARS considerando le complesse relazioni territoriali, per esempio nel nodo idraulico di Cento vi sono problemi ricorrenti per insufficienza del reticolo di bonifica; sfavorevole morfologia; elevata presenza di elementi potenzialmente esposti (RER, 2014, p.50). 

Il primo workshop con gli attori territoriali e la popolazione si è tenuto a Cervia (dedicato alle inondazioni costiere) e un secondo a Bologna (a quelle fluviali). A questi due eventi hanno partecipato circa 60 persone (tra portatori di interessi e cittadini) e i 25 tecnici regionali membri della Cabina di Regia (Franceschini, 2016, pp. 14 - 27).

Nei workshop con i cittadini e stakeholder "Il lavoro dei tavoli è stato di tipo interattivo, facilitato dall’uso del MODÌ, e scandito in quattro tappe che simulano l’avvicinarsi di un evento. Sulla base di sintetiche spiegazioni introduttive (corredate da video, immagini e brevi racconti), il partecipante è stato stimolato con quattro domande chiave, corrispondenti ad altrettanti scenari: Vivo in un’area potenzialmente a rischio, che cosa posso fare io? E la collettività? Un giorno prima dell’evento, cosa posso fare io? Cosa può fare la collettività? Durante l’evento, cosa posso fare io? Cosa può fare la collettività? Cosa ho imparato oggi cosa posso fare da domani. Nei primi tre scenari, i cittadini hanno avuto la possibilità di orientare le risposte in azioni individuali e azioni collettive, mentre nel quarto e ultimo scenario la domanda posta ha riguardato il tema dell’analisi della giornata (cosa ho imparato oggi?) e delle prospettive per il futuro (cosa potrò fare dopo?)" (Ib., p. 28). Dalle discussioni sono emerse diverse risposte  adeguatamente riportate in report istantanei e in report sintetici. Tra le risposte alla prima questione, di cosa ci si aspetta prima di un evento, sono emersi  i seguenti temi: "l’importanza dell’informazione (in particolare nelle scuole), della conoscenza, della consapevolezza e della formazione; la rapidità della diffusione dell’informazione, anche con modalità innovative, inusuali e multicanale; la salvaguardia delle persone care e dei beni personali attraverso la messa in atto di azioni individuali organizzate con anticipo, ma anche la solidarietà versi i vicini e i soggetti più deboli; la disponibilità a mettersi a servizio delle istituzioni, secondo regole comportamentali idonee e codificate; la necessità di disporre di piani di protezione civile aggiornati e facili da comprendere" (RER, 2014-dic, p. 12). Oppure su ciò che si può fare durante l'evento alluvionale sono emersi i seguenti temi: "L' esigenza principale è quella di poter mettere in atto durante l'evento i comportamenti già appresi in precedenza, sia legati all'autoprotezione sia legati alla situazione locale (piano di emergenza comunale). Rimane comunque la necessità di essere assistiti da qualcuno di “autorevole” che dica le ulteriori azioni da mettere in atto per continuare la gestione dell'emergenza oltre quello che può fare il singolo. In sintesi una parte dei comportamenti possono essere messi in atto dalla singola persona, mentre altri devono essere attivati da chi gestisce il processo di emergenza nella sua complessità" (Ib., p. 14). 

2.1 - Altre regioni - Fase 1

In Lombardia, oltre ad un consistente numero di incontri riservati agli uffici tecnici competenti sull'assetto idrografico di tutti gli enti territoriali e funzionali, sono stati organizzati 7 incontri pubblici tematici per sotto-bacini idrografici, in modalità conferenza con interventi tecnici programmati e uno spazio per la discussione. Gli inviti sono stati indirizzati "con specifica comunicazione a tutti i portatori di interesse ricadenti entro il [sotto]bacino idrografico". Prima degli incontri agli invitati è stato richiesto di compilare un questionario su schede con domande aperte e chiuse. Si sono svolti a Milano (2), a Sondrio, a Pavia, a Lodi, a Bergamo e a Brescia, con un totale di 915 presenze (Occhi, R., 2015). 

In Piemonte si sono svolti 4 seminari di presentazione delle "mappe di pericolosità e rischio sismico" in 4 capoluoghi di provincia (link 4). Non vengono fornite ulteriori informazioni.

La Liguria pare non abbia attivato un percorso di consultazione pubblica specifico, lasciando che le osservazioni pervenissero per iscritto negli appositi momenti e modalità definite dai procedimenti di valutazione ambientale (link 5). 

In Veneto sono stati organizzati 3 incontri "con i portatori di interesse istituzionali", uno a Venezia, 1 a Verona e 1 a Rovigo, di cui sono disponibili solo i programmi e le slide degli interventi. Non vengono forniti altri dati rispetto agli incontri tecnici (link 6). 

Una volta definito il progetto provvisorio è ripartito il coinvolgimento con i forum distrettuali, i seminari e i workshop regionali per confrontarsi sul piano di gestione in via di definizione.

1.2 - Livello distrettuale - Fase 2

A livello distrettuale, dal 30 aprile al 28 maggio 2015 l'Autorità ha organizzato 5 forum di consultazione sul piano di gestione. Replicando il modello dei forum della prima fase ci si è focalizzati sui temi strategici elaborati dalla pianificazione, in vista della sua conclusione: 1) migliorare la conoscenza del rischio, 2) migliorare le performance delle strutture difensive esistenti; 3) ridurre l'esposizione al rischio; 4) assicurare maggiore spazio ai fiumi; 5) difesa delle città e delle aree metropolitane. I primi 4 si sono tenuti a Parma mentre l'ultimo nelle sede della Regione Lombardia a Milano. Di questi forum è disponbile solo il programma e le slide degli interventi programmati degli esperti. Dalla relazione finale invece emergono alcune conclusioni emerse dai Forum. Ad esempio, sul primo punto, emerge la necessità di un sistema permanente (continuativo e costante) di relazioni organizzato ai vari livelli e commisurato alle diverse responsabilità da organizzare potenziando e migliorando i modelli in atto. La maggior parte degli intervistati ritiene che sia necessario operare per ridurre l’incertezza ma che tuttavia essa non possa essere del tutto eliminata è quindi fondamentale conoscerla e comunicarla in modo adeguato ai diversi attori. L’attuazione di queste azioni potrà contribuire a rafforzare ed estendere una cultura del rischio a tutti i livelli di governo coinvolti. Sul secondo punto si evidenzia in modo unanime la necessità comunicare che le opere idrauliche non sono in grado di annullare il rischio e che come tutte le opere strutturali sono soggette a deterioramento. Pertanto per garantire costanti le performance di progetto devono essere oggetto di costanti interventi manutentivi; adeguate se necessario; certificate attraverso procedure standardizzate o in alternativa con costanti controlli periodici; anche utilizzando tecnologie innovative  e i cittadini devono essere informati sulle condizioni di rischio residuale nell'ambito delle azioni di Protezione Civile Rispetto al quarto forum è emerso che fino ad oggi l'interpretazione dominante ha considerato e trattato i fiumi come dei canali artificiali invece che dei veri e propri ecosistemi. Si evidenzia la necessità di un cambiamento di paradigma, la soluzione sostenibile infatti va ricercata nel ripristinare e rivitalizzare la funzionalità geomorfologica ed ecologica del sistema fluviale, nella sua complessità e nel suo divenire. Dare più spazio ai corsi d’acqua non significa soltanto difendersi dalle alluvioni ma promuovere usi del suolo consapevoli e sostenibili, migliorare le condizioni ambientali in generale, generare diversità di habitat e di paesaggi, conservare e migliorare fondamentali servizi ecosistemici (AdbPo-a, 2016, pp. 10-11).

Dopo la pubblicazione del piano, dal 22 giugno 2014 al 22 dicembre, L'Autorità recepiva solo le osservazioni scritte, inoltrabili via e-mail su schede predisposte a domande chiuse e aperte (AdBPo, 2012, p. 8).

2.2 - Livello regionale - Fase 2

Finite le attività a livello distrettuale (1.2), dalla fine di maggio è partita la presentazione della prima stesura del piano nelle regioni e nei sottobacini, in modalità convegno e dopo l'estate sono partiti ulteriori workshop su specifici temi. 

2.2 - Emilia-Romagna - Fase 2

L'Emilia-Romagna in particolare, sempre supportata da Futour SaS ha organzzato 3 workshop utilizzando in uno di questi il World Café chiamato per l'occasione Flow Café, oltre al Mosaico Digitale, Lego Serious Play e Idea Boxes (Franceschini, 2016, p. 35-38). In queste occasioni tenute nel settembre-ottobre 2015, sono stati affrontati temi come l'ideazione di modelli di cooperazione tra attori per la gestione del rischio, la manutenzione dei corsi d'acqua e dei canali, il sistema di allertamento e pianificazione dell'emergenza; inoltre, sono stati forniti prima dell'evento ad ogni partecipante delle pubblicazioni divulgative chiamate "diario del partecipante" (Ercoli, 2015) che hanno offerto un'introduzione tematica, l'illustrazione di tutto il percorso, un glossario, anche relativo agli strumenti di partecipazione che si andavano ad utilizzare. I workshop hanno permesso di interagire con un numero di partecipanti che va da 60 a oltre i 100 (Ib. p. 36-38). Oltre alla partecipazione in presenza è stato un canale online per ricevere segnalazioni via posta, un forum online aperto nella piattaforma permanente Io Partecipo+ che ha seguito tutto l'iter del processo, dove oltre alla piazza telematica si potevano trovare tutte le informazioni, i documenti, il calendario degli appuntamenti e alcuni video riassuntivi che introducevano al tema ed alle questioni salienti. Infine, sono stati predisposti 4 sondaggi online a risposte chiuse, prendendo spunto dalle questioni emerse anche nei workshop. Il sondaggio più partecipato ha contabilizzato 73 voti e riguardava le modalità preferite con cui si vorrebbe essere allertati in caso di emergenza (sms, tv e radio, ecc...), ottenendo un buon numero di risposte per tutti i canali: 26% per sms; 20% TV e radio; così come 20% per App Smartphone e Social Network; 17% per i siti web istituzionali; mentre ultimi con il 15% sono risultati i pannelli luminosi (Franceschini, 2016, p. 63). Altre risposte ai sondaggi hanno indicato la scuola come il luogo migliore dove formare alla prevenzione del rischio e la segnalazione di materiale abbandonato, ingombrante o vegetazione che può ostacolare il deflusso, come contributo del cittadino per la manutenzione dei corsi d'acqua (Ib. pp. 62 - 65). 

Il primo Flow Café è un laboratorio partecipativo che si è tenuto a Ferrara nell'ambito della fiera "RamTech", evento del settore delle bonifiche ambientali e riqualificazione del territorio. L’evento denominato Flow Café anziché World Cafè (per richiamare al tema degli allagamenti) è stato organizzato ad invito mirato (a rappresentanti di aziende, istituzioni scientifiche, 3 rappresentanti del volontariato, uno degli ambientalisti) ed è consistito in conversazioni e dibattito liberi e creativi sul tema della gestione dei sistemi fluviali e costieri - nella modalità a rotazione del World Café - alla presenza dei massimi esperti nel campo, delle associazioni più rappresentative e delle imprese più innovative del settore (Franceschini, p. 29). All’incontro hanno partecipato 33 esperti in rappresentanza di associazioni, imprese di settore, università ed enti pubblici e 25 membri della Cabina di Regia. Il Flow Cafè è stato organizzato per attività in piccoli gruppi (6 partecipanti e 2 facilitatori) per arrivare alla individuazione di proposte per un piano di azione regionale per la cooperazione nella gestione del rischio. Le domande con Mosaico Digitale su cui i componenti dei tavoli hanno lavorato sono state: 1. Descriviamo esempi di buone pratiche ed esperienze esistenti di cooperazione per la gestione del rischio di inondazione (prevenzione, protezione, preparazione, ritorno alla normalità e analisi); 2. Identifichiamo cinque priorità per migliorare la cooperazione per la gestione del rischio di inondazione (Ib., p. 30). 

Tali domande sono state elaborate e definite dalla Cabina di Regia durante i numerosi incontri preparatori al Workshop. Nel workshop, è stato adottato il Mosaico Digitale (MODÌ), Dalle idee, suggerimenti, esempi di buone pratiche elencati si è passato a definire le azioni, le politiche, per poi ordinarle secondo una scala di priorità. La seconda sessione "ha riguardato lo sviluppo di prototipi e progetti di cooperazione (pubblico-privata) sulla gestione del rischio nelle sue quattro componenti: prevenzione, protezione, preparazione, ritorno alla normalità e analisi. I temi analizzati in questa seconda fase di prototipazione sono stati: 1. Come rafforzare la condivisione di esperienze e conoscenze; 2. Come valorizzare e reperire le risorse umane e finanziarie; 3. Come rafforzare la multidisciplinarietà nella gestione del rischio, coinvolgendo anche le scienze umane e mediche; 4. Come sensibilizzare al concetto di rischio e comunicarlo; sicurezza del territorio e tutela dell’ambiente: come favorire la cooperazione tra imprese e istituzioni" (Ib., p. 30). In questa fase sono stati utilizzati, a discrezione dei gruppi, gli attrezzi del LEGO® SERIOUS PLAY® e Idea Boxes®. A seguito delle domande trattate con il MODI’ è stato possibile organizzare un laboratorio di prototipazione veloce nel quale a ogni partecipante è stato chiesto di elaborare idee, progetti e proposte per il futuro. Il metodo del rapid prototyping consente di visualizzare velocemente i processi, le fasi e possibili implicazioni per identificare punti di forza e debolezza e per poter introdurre eventuali miglioramenti. Mentre è abbastanza semplice avere delle idee, qualsiasi processo di cambiamento richiede l'adozione e implementazione delle idee e innovazioni" (RER, 2015, Flow Café, pp. 11-17). I prototipi sono stati raccolti in verbali e schede impostate come nell'esempio seguente: Tema scelto: 3. Come rafforzare la multidisciplinarietà nella gestione del rischio, coinvolgendo anche le scienze umane e mediche - Modalità scelte: 4 Lego, 2 schede, Idea Box; Obiettivo: Il progetto propone diverse azioni, da applicare in varie fasi del ciclo di gestione del rischio da alluvione. Inoltre individua la necessità di favorire la "messa in rete" delle competenze disponibili presso i presidi territoriali (organi locali) degli ordini professionali consentendo un rapporto diretto ed orizzontale tra gli ordini e gli enti deputati alla gestione del rischio, nelle diverse fasi. La partecipazione innovativa di specifiche figure professionali quali i sociologi e gli psicologi è tesa a favorire il coinvolgimento dei cittadini (in particolare quelli "toccati dall'evento" e gli strati più fragili della popolazione che difficilmente riescono a partecipare) in tutte le fasi di gestione del rischio; Descrizione sintetica: Nelle varie fasi del ciclo di gestione del rischio di alluvioni è opportuno ragionare (in "tempo di pace") in termini di costi/benefici, procedendo con una valutazione multi-criteria di proposte alternative relativamente (ad esempio) a progetti di interventi strutturali per la mitigazione del rischio, scelte di pianificazione della gestione delle emergenze. Nella fase di ritorno alla normalità è opportuno coinvolgere anche chi è stato toccato dall'evento, per condividere veramente le scelte (come e a chi rimborsare i danni, che scelte fare sulle opere, come riorganizzare il sistema di protezione civile, ecc.) e favorire un incremento della resilienza; Aspetti prevalenti del progetto: Coordinamento tra ordini professionali e coinvolgimento diretto in tutte le fasi del ciclo di gestione del rischio; Componenti del tavolo: con i nomi e le organizzazioni di appartenenza dei vari partecipanti (RER, 2015, p. 40). 

Nel workshop che si è tenuto a Forlì, sempre condotto da Futour il 15 ottobre 2015, è stato utilizzato il World Café.  I partecipanti sono stati suddivisi in 8 tavoli di lavoro, chiamati a discutere, il tema “Cosa significa per te manutenzione dei corsi d’acqua, dei canali e della costa?”. In poche decine di minuti, sono arrivate ben 65 idee e suggerimenti, da oltre 100 partecipanti (addetti ai lavori, amministratori pubblici, rappresentanti di associazioni, aziende e cittadini). Anche in questo caso nella seconda parte sono state prototipizzate delle azioni per rispondere alla domanda "come sensibilizzare" e "come collaborare" per la manutenzione dei canali e della costa. Sono stati presentati 6 prototipi di azioni (p.e. "adotta un fiume", "sono al verde", "vivi il fiume, viva il fiume") (Franceschini, 2016). 

Nel workshop di Parma, del 23 ottobre 2015, più di 100 persone (79 cittadini, 11 osservatori, oltre a funzionari locali e i membri della cabina di regia, amministratori pubblici provenienti da altre zone della regione, guardie ecologiche e associazioni, Protezione Civile, Croce Rossa, Consorzio Bonifica Parmense e cittadini, tra cui un gruppetto di membri dei comitati degli alluvionati)  hanno lavorato per oltre 3 ore insieme agli esperti su un tema molto sentito perché la città è stata colpita da un evento alluvionale nell'ottobre 2014. Nella prima parte, eseguita con l’ausilio del Mosaico digitale, i partecipanti, hanno fornito 55 contributi rispondendo alla domanda: attraverso quali strumenti vieni a conoscenza di un'allerta meteo e cosa fai di conseguenza?La seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla prototipazione. I partecipanti hanno raccontato la propria idea creando immagini figurate con il metodo Idea Boxes. I tavoli di lavoro sono stati 8, 4 hanno discusso il tema: “Un Piano Comunale di Emergenza fruibile per i cittadini: quali strumenti e quali azioni?” ed altri 4 il tema: “Come possiamo informarci e prepararci di fronte ad un evento alluvionale?” (Ib., pp. 31-33).  Dai workshop sono emersi esiti che hanno rafforzato con spirito collaborativo le misure da inserire nel Piano e una ulteriore richiesta di strumenti partecipativi anche in fase di redazione dei programmi di manutenzione dei corsi d'acqua e di emergenza, nello specifico due proposte erano: "Promuovere progetti pilota di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua attraverso accordi strutturati tra istituzioni e cittadini, singoli e associati" e “Realizzare workshop ideativi di incontro tra istituzioni e imprese nell’ambito della innovazione tecnologica della gestione del rischio”. (Franceschini, 2016, p. 35). Sul primo proposito è stato poi effettivamente organizzato un ulteriore workshop il 4 febbraio 2016 a Piacenza dal titolo “La manutenzione partecipata dei corsi d’acqua e dei canali di bonifica: proposte e idee dal territorio”, in cui si sono poste le basi per la creazione di uno schema di progetto pilota di manutenzione (ib.). 

2.2 - Altre regioni - Fase 2

In Lombardia, nella seconda fase è stato organizzato un solo seminario di informazione al pubblico sullo stato di avanzamento del piano, a Milano il 23/6/15, dove hanno partecipato oltre 200 persone più altri 260 hanno assistito allo streaming online. Nel seminario sono stati informati i presenti degli strumenti utilizzati nelle fasi precedenti e dei dati relativi all'istruttoria, articolata negli incontri sul territori (vedi sopra, 2.0 Altre regioni fase 1) e delle osservazioni pervenute via posta elettronica tramite le schede questionario elaborate prima degli incontri. In totale sono pervenute 96 osservazioni, in maggioranza dai comuni (79). Sono stati dunque presentati esempi di risultati puntuali rispetto all'aggiornamento delle mappe del rischio che sono state in seguito tutte inserite nel database cartografico online Geoportale della Lombardia. Anch'esso e il suo funzionamento sono stati presentati al pubblico. Infine si è sottoposto un secondo questionario con link alle pagine dell'AdBPo. Il questionario rivolto al pubblico generale, riguardava informazioni di percezione del rischio e richiedeva indicazioni di priorità su alcune misure di prevenzione, emergenza, eccetera (Occhi, 2015). Su questo sono stati ottenuti i seguenti risultati, in sintesi: secondo tutti i rispondenti la priorità delle politiche deve essere assegnata alla prevenzione seppure non debbano essere trascurate le altre azioni. Tra le misure di prevenzione elencate sono state indicate tutte alla pari (vietare la localizzazione di nuovi elementi in aree inondabili, demolire/ricollocare elementi vulnerabili in zone inondabili, interventi per ridurre la vulnerabilità, migliorare le conoscenze tecnico-scientifiche in materia); tra le misure di protezione prevalgono la gestione naturale delle piene a scala di bacino, e azioni di manutenzione dei presidi di difesa; tra le misure di preparazione all'emergenza non ci sono grosse differenze, in particolare viene fatto spiccare nel grafico (incrementando le proporzioni) l'azione di miglioramento dei piani istituzionali di risposta in caso di inondazione; infine rispetto alle risposte di ritorno alla normalità la priorità principale riguarda il ripristino ambientale, le risposte di ritorno alla normalità sociale e individuale e seguono le politiche assicurative e l'analisi dei fenomeni (AdBPo, 2016, pp. 7 - 9). 

In Piemonte si è tenuto un seminario conclusivo a Torino l'11 giugno e un'altro a Domodossola, il 3 luglio, su richiesta dei comuni. Dalla pagina si possono scaricare le slide degli inteventi (link 4). Non vengono fornite ulteriori informazioni a riguardo.

In Veneto si è tenuto solo un incontro pubblico a Verona il 14 aprile 2015 (link 6). Non vengono fornite ulteriori informazioni a riguardo. 

Influenza, Risultati, Effetti

Dalle numerossime misure adottate dal Piano, pare che le osservazioni e le istanze emerse dalla fase di consultazione siano state ampiamente recepite (AdbPo-c, 2016). Le misure sono articolate per localizzazione, obiettivo, nome della misura, ente responsabile, categoria di priorità e un codice (p.e. a livello di distretto, con l'obiettivo di migliorare la conoscenza del rischio, la definizione di un programma di intervento di monitoraggio morfologico e del trasporto solido degli alvei, con una priorità molto alta, codice ITN008-PAI-004). Il recepimento è avvenuto tramite un ampio coinvolgimento degli organismi tecnici e di alcuni momenti consultivi organizzati e supervisionati dagli stessi. Non sono stati adottati strumenti di coinvolgimento di massa o di risoluzione dei conflitti su questioni polarizzate ma si è optato per un approccio win-win filtrato dai tecnici. Ciò ha ovviamente opacizzato il recepimento delle istanze, azzerando qualsiasi conflitto di natura politica sulla questione.

Le regioni che avrebbero dovuto organizzare la partecipazione a livello locale hanno dato risposte diverse. Alcune regioni (Liguria e Veneto) meno interessate dal Bacino del Po, hanno svolto un regolare lavoro tecnico aggiungendovi qualche incontro pubblico (Veneto). Il Piemonte invece, nonostante l'ampio territorio interessato, inspiegabilmente ha mostrato il minor interesse verso gli aspetti partecipativi, organizzando sì dei seminari di presentazione delle mappe del rischio, ma in un caso (Domodossola) i comuni hanno dovuto richiedere appositamente tale incontro, altrimenti non programmato. Probabilmente non hanno ritenuto che la tecnicalità della questione fosse trattabile dalla cittadinanza e dalle sue organizzazioni in maniera produttiva.

Il contributo maggiore è sicuramente imputabile alle osservazioni tecniche pervenute dai numerosi e vari uffici tecnici progettazione di cui dispongono le varie autorità (idrauliche, ambientali e urbanistiche) e istituzionali presenti nel vasto territorio padano. Si tratta di aggiornamenti di mappe che quando riguardano direttamente la popolazione, sono questioni molto puntuali che coinvolgono singoli o piccoli gruppi di proprietari con i quali poi gli uffici tecnici intrattengono una comunicazione mirata, difficilmente ciò avviene nel senso opposto, se non in occasione di eventi disastrosi. Le misure riportate nel Piano sono numerossime e pare abbiano in gran parte recepito le istanze e le proposte prodotte nei processi partecipativi. E' tuttiava difficile comprendere se vi sia una tracciabilità delle stesse. C'è un codice ma non è chiaro poi come collegarlo ai documenti prodotti nel percorso (link 1).

Relativamente al livello regionale c'è chi è stato più puntale. L'Emillia-Romagna ha predisposto una tabella in cui per ogni istanza sollevata dai partecipanti ai workshop è stato associato un riscontro su come abbiano o meno trovato traduzione nelle misure del piano (Franceschini, 2016, p. 41-44) senza tuttavia inserire riferimenti precisi ai report (p.e. indicando i capitoli o i numeri di pagina dove si trovassero le corrispondenze). Tutte le regioni hanno messo a disposizione un documento  dedicato al proprio contributo alla revisione del piano (p.e. quello della Lombardia: AdbPo-b, 2016) in cui sono contenuti: la descrizione del processo di consultazione, degli incontri tecnici territoriali, la tabella delle osservazioni pervenute (raccolte anche tramite questionario online) e l'elenco delle modifiche al piano ed in particolare alle mappe (correggendo molti errori di rappresentazione) apportando un aggiornamento fondamentale alla affidabilità dei dati (Ib.). Inoltre ad alcune azioni proposte è stato dato corso subito nel 2016 con la impostazione di "uno schema di progetto pilota" per la collaborazione tra istituzioni e cittadini nella manutenzione dei corsi d'acqua (vedi sopra, 2.2). 

Dalla lettura dei documenti tuttavia non emergono spiccati nodi conflittuali tra i portatori di interessi e i tecnici. Pare che siano tutti d'accordo nell'obiettivo e nelle priorità, che non hanno manifestano grandi scostamenti tra loro nelle indagini e nei sondaggi effettuati. Servirebbe un'indagine più approfondita sui portatori di interesse, in particolare le associazioni ambientaliste e i comitati di abitanti alluvionati. 

"Al termine di tale processo di partecipazione è emersa l'istanza, come rappresentato costantemente nei diversi incontri, di realizzare un sistema permanente di relazioni organizzato ai vari livelli e commisurato alle diverse responsabilità, da organizzare potenziando e strutturando gli attuali modelli esistenti. La finalità principale di questo sistema sarebbe quella di sviluppare una appropriata cultura del rischio, quale prerequisito essenziale per una efficace politica di gestione delle alluvioni in grado di integrare le azioni di preparazione, protezione, previsione ed ritorno alla normalità. In tal senso, si intende garantire nel corso della gestione del PGRA (2015-2021) in via prioritaria il consolidamento delle relazioni che si sono stabilite nel corso della redazione del Piano" (AdBPo-a, 2016, p. 15). 

Analisi e Lezioni Apprese

Il piano di un bacino fluviale così grande come quello del Po, condotto con modalità partecipative, ancora una volta mostra come la vastità geografica non sia un fattore necessariamente ostacolante la partecipazione, così come non lo è il tema, la sua tecnicità e complessità. Innanzi tutto, tali processi rendono  ancora più chiaro come diverse discipline debbano collaborare tra loro e connettersi a diversa scala per migliorare continuamente la base informativa e cognitiva collettiva, includendo anche portatori di interessi, abitanti, residenti e frequentatori degli ambiti fluviali come fornitori di conoscenze locali, di dettaglio, fondamentali. Lo sforzo portato avanti dall'Autorità di bacino e da alcune regioni è stato importante; forse per la materia trattata e la concordia nell'affrontare il problema la fiducia generale non è ancora del tutto distrutta, nonostante le periodiche sciagure liquide che colpiscono gli abitanti dell'area. Anche la consultazione può diventare un approccio democraticamente pragmatico e ragionevole su temi come questo; fondamentalmente ciò consiste in un affidamento democratico, ad una delega ad un gruppo ristretto di persone qualificate, di pianificare, che siano tecnici consapevoli della propria limitatezza cognitiva e convinti che sia necessaria l'inclusione di tutti gli interessati affinché una società possa adattarsi senza dover sottostare ad insostenibili pericoli. E' da verificare se ci sono stati nodi conflittuali sulle priorità che sono stati semplicemente risolti dal filtro tecnico delle autorità idrauliche, vista, per tutte le regioni, a parte l'Emilia-Romagna, una carenza nei verbali: conflitti non abbastanza significativi tali da giustificare il non utilizzo di strumenti partecipativi di selezione delle preferenze dotati di maggiore rappresentatività. I sondaggi online, attivati dalla Regione Emilia-Romagna, se fossero stati redatti con domande centrate sugli aspetti più conflittuali, se ci fosse un miglior controllo degli accessi, se fossero diffusi e promossi dai comuni stessi, avrebbero potuto svolgere questo ruolo. Si tratta di un caso in cui i tecnici sono disposti a cedere solo una parte della propria autorità ai processi, fino al livello consultivo (AdBPo, 2011; RER, 2014); i conflitti che possono emergere (p.e. attività residenziali, produttive e necessità di dare maggiore spazio ai fiumi) sono perciò filtrati e risolti dalla loro interpretazione e intermediazione, che ovviamente comprende anche la conoscenza delle normative su ciò che è possibile (non)fare oggi e dunque potrebbe aprire a ciò che si potrebbe modificare. 

Fonti Secondarie

Beck, U. (1986) Risikogesellschaft. Auf dem Weg in eine andere Moderne. Suhrkamp, Frankfurt a.M, (trad. it. di W. Privitera e C. Sandrelli) La società del rischio. Verso una seconda modernità, Carocci, Roma, 2000. 

AdbPo (Autorità di bacino del fiume Po, 2011), Progetto del processo di comunicazione e partecipazione pubblica del piano di gestione del rischio di alluvioni > https://pianoalluvioni.adbpo.it/wp-content/uploads/2014/06/PianoAlluvion... (ril. 28/2/17).

AdbPo (Autorità di bacino del fiume Po, 2012), Informazione, consultazione e partecipazione. Calendario, programma di lavoro e misure consultive per l'elaborazione del Piano, Documento per la consultazione pubblica, 10/7 > pianoalluvioni.adbpo.it/wp-content/uploads/2014/06/Calendario-programma-di-lavoro-e-misure-consu.pdf (ril. 28/2/17).

AdbPo (Autorità di bacino del fiume Po, 2014), Schema di progetto del piano per la valutazione e la gestione del rischio alluvioni, Allegato 6, Sintesi delle misure/azioni adottate per informare il pubblico, Stato di attuazione, 22/6 > https://pianoalluvioni.adbpo.it/wp-content/uploads/2014/06/Allegato-6-Si...(ril. 28/2/17).

AdbPo-a (Autorità di bacino del fiume Po, 2016), Allegato 4, Sintesi delle misure/azioni adottate per informare il pubblico, > http://www.adbpo.it/PDGA_Documenti_Piano/PGRA2015/Sezione_A/Allegati/All... (ril. 28/2/17).

AdbPo-b (Autorità di bacino del fiume Po, 2016), Contributi alle mappe e al Piano pervenuti nell’ambito del processo partecipato. Revisione delle mappe – Allegato 5, Relazione Regione Lombardia, marzo > www.adbpo.it/PDGA_Documenti_Piano/PGRA2015/Sezione_A/Allegati/Allegato_5...(ril. 28/2/17).

AdbPo-c (Autorità di bacino del fiume Po, 2016), Programma di misure del Piano, marzo > http://www.adbpo.it/PDGA_Documenti_Piano/PGRA2015/Sezione_A/Relazioni/Pr... (ril. 28/2/17). 

Ercoli, P. et al. (2015), Diario del partecipante. Progetto Seinonda, Servizio Difesa Suolo, Servizio Comunicazione, Regione Emilia-Romagna, settembre > https://partecipazione.regione.emilia-romagna.it/iopartecipo/valutazione...(ril. 28/2/17).

Franceschini et al. (2016) Biografia del processo. Il racconto di due anni di partecipazione dedicati alla Direttiva Alluvioni, Servizio Comunicazione, Regione Emilia-Romagna, aprile > https://partecipazione.regione.emilia-romagna.it/iopartecipo/valutazione...

Occhi, R. (2015), Informazione e partecipazione al Piano di gestione rischio alluvioni, Slide di presentazione intervento al Seminario di informazione al pubblico sullo stato di attuazione della Direttiva Alluvioni, 23 giugno, Milano. 

RER, Regione Emilia-Romagna (2014), Progettazione partecipata per il piano di gestione del rischio alluvioni, Rapporto Finale, ottobre > http://partecipazione.regione.emilia-romagna.it/iopartecipo/valutazione-... (ril. 28/2/17).

RER, Regione Emilia-Romagna (2014-dic), Report sintetico, Workshop Seinonda sulla costa, Cervia 10/6/14 e Workshop Seinonda fiumi e canali, Bologna 3/7/14n > partecipazione.regione.emilia-romagna.it/iopartecipo/valutazione-e-gestione-del-rischio-di-alluvioni/verso-il-piano-di-gestione-del-rischio-di-alluvioni/documenti/report-sintetico-dei-workshop-201cseinonda-sulla-costa201d-e-201cseinonda-da-fiumi-e-canali201d/at_download/file/REPORT%20SINTETICO%20WS%20SEINONDA.pdf (ril. 28/2/17).

RER, Regione Emilia-Romagna (2015), Flow Café - Rapporto Finale Istantaneo, Progetto Seinonda 2015, Ferrara, Coast Esonda Expo, 23/9 > partecipazione.regione.emilia-romagna.it/iopartecipo/valutazione-e-gestione-del-rischio-di-alluvioni/verso-il-piano-di-gestione-del-rischio-di-alluvioni/documenti/materiali-del-flow-cafe-201ccooperare-per-gestire-il-rischio-di-alluvioni201d/rapporto-finale-istantaneo-flow-cafe/at_download/file/150923_Report_Flow_Cafe_PGRA_fin_003.pdf (ril. 28/2/17).

Link

1. Piano di gestione del rischio alluvioni [ril. 23/1/17] http://pianoalluvioni.adbpo.it/

2. Autorità di bacino del Po [ril. 23/1/17] www.adbpo.gov.it/it/distretto-del-po/presentazione

3. Mappa territorio dell'Autorità di Bacino (Istat 2011, estratto da Tersigni, intervento al I forum del 14/11/2011, Parma). www.participedia.net/sites/default/files/styles/colorbox-full/public/ima...

4. Regione Piemonte, Difesa Suolo, Direttiva Alluvioni, Partecipazione pubblica, http://www.regione.piemonte.it/difesasuolo/cms/direttiva-alluvioni/parte...

5. Regione Liguria, Piano gestione del rischio alluvioni, 29/12/2015 (ultimo agg.to) > http://www.ambienteinliguria.it/lirgw/eco3/ep/linkPagina.do?canale=/Home...

6. Regione Veneto, Ambiente e Territorio, Direttiva Alluvioni, Partecipazione pubblica, 24/11/2016 (ultimo agg.to) > http://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/direttiva-alluvioni

Note

Case Data

Location

Geolocation: 
Autorità di bacino del fiume Po
via Giuseppe Garibaldi, 75
43121 Parma
Italy
IT

Purpose

What was the intended purpose?: 

History

Start Date: 
Thursday, June 21, 2012
End Date: 
Monday, December 21, 2015
Ongoing: 
No
Number of Meeting Days: 
160.00

Process

Facilitation?: 
Yes
If yes, were they ...: 
Other: Facilitation: 
public servants
Facetoface, Online or Both: 
Face-to-Face
Online
Decision Method(s)?: 
If voting...: 
[no data entered]
Other: Method of Communication with Audience: 
recommendations extracted and filtered by appointed public servants

Organizers

Who paid for the project or initiative?: 
public authorities
Other: Funding: 
environmental agency
Who was primarily responsible for organizing the initiative?: 
Other: Organizing Entity: 
mixed regional and national environmental and civil protection agencies
Who else supported the initiative? : 
[no data entered]

Resources

Total Budget: 
[no data entered]
Average Annual Budget: 
[no data entered]
Number of Full-Time Staff: 
20
Number of Part-Time Staff: 
[no data entered]
Staff Type: 
public servants and professional facilitators
Number of Volunteers: 
0

Discussions

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