Jato Spazio Idee [Jato Ideas Room]

Jato Spazio Idee [Jato Ideas Room]

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Problemi e scopi

“Jato Spazio Idee. Centro di coordinamento e di progettazione come spazio della democrazia e della legalità” è un progetto cofinanziato con risorse del Piano di Azione e Coesione (PAC), nell’ambito dell’Avviso pubblico “Giovani del no-profit per lo sviluppo del Mezzogiorno - Giovani per il sociale”, promosso dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’obiettivo generale è quello di fornire alla collettività e all’associazionismo locale gli strumenti conoscitivi e gli spazi per avviare processi di sviluppo locale, innovazione sociale e progettazione territoriale partecipata fondati su principi di legalità, cooperazione e sostenibilità” (link 1).

Il contesto territoriale è quello del Comune di San Giuseppe Jato, nell’entroterra collinare palermitano (8.610 abitanti). 

“L’idea nasce dalla volontà di creare nuove occasioni di crescita sociale in cui il Terzo Settore, costituito da diverse organizzazioni della società civile, possa confrontarsi e fornire alla collettività una lettura adeguata dei bisogni diffusi, rendendo più visibile la domanda latente di servizi e allo stesso tempo progettare strategie di intervento e di sviluppo locale” (link 1).

Il progetto, cofinanziato dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in linea con la legislazione che prevede il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia (L. 109/96) e in accordo con il Comune di San Giuseppe Jato, intende sviluppare le sue azioni in diversi locali del territorio.  Questi centri polifunzionali diventeranno luoghi in cui sperimentare attività e metodologie proprie della programmazione dal basso, della co-progettazione e della condivisione delle conoscenze. Il tutto finalizzato alla promozione dell’aggregazione locale, il lavoro in rete e l’integrazione delle diverse risorse e realtà territoriali” (link 1). 

II prodotti attesi sono:

- “la definizione dell’Agenda partecipata di sviluppo locale, un documento condiviso frutto dell’apporto della collettività che diventerà base per la futura programmazione dello sviluppo locale del Comune e del comprensorio”

- “l’organizzazione di un Festival della progettazione partecipata, che mira alla raccolta di best practices locali e la diffusione dei risultati dei laboratori [...]. Frutto della cooperazione dei soggetti e delle associazioni che partecipano attivamente al Tavolo di Coordinamento permanente delle Associazioni Jatine, rappresenterà una manifestazione per conoscere opportunità, risultati e attività condotte sul territorio dal Progetto e dalla rete dei protagonisti dello sviluppo locale” (link 1 - Le attività). 

 
Storia e geografia

San Giuseppe Jato è un territorio collinare, agricolo, di 8.600 abitanti, che è passato alle cronache, nel 1996, per la vicenda di Giuseppe di Matteo, un ragazzino di 13 anni che è stato sequestrato per due anni e poi strangolato e sciolto nell’acido. Figlio di un mafioso pentito e collaboratore di giustizia, era stato rapito per costringere il padre a ritrattare le proprie deposizioni. Il principale responsabile è Giovanni Brusca, originario di San Giuseppe Jato, condannato per il proprio coinvolgimento attivo nella strage di Capaci (23/5/1992), con obiettivo il giudice Giovanni Falcone, e la strage di via D’Amelio (19/7/1992), con obiettivo il giudice Paolo Borsellino. E’ stato inoltre imputato nel 2012 nell’ambito del processo “Trattativa Stato-Mafia”. 

Il sindaco Davide Licari, iscritto al PD, ha guidato una giunta di centro-sinistra fino al 2017. Impegnato nella lotta alla mafia, nel suo mandato ha contributo a salvaguardare la memoria del dramma De Matteo, promuovendo la cultura della legalità e collaborando con le associazioni, al riuso dei beni confiscati alle organizzazioni criminali [1]. La tradizione politica democristiana, con una parentesi di centro-sinistra, si è avviata verso una alternanza e attualmente è popolata da almeno quattro gruppi, aggregati da altrettante liste civiche, di forza equiparabile [2]. E’ in questo contesto che il 24/6/2015 viene costituita l’associazione temporanea di scopo (ATS) tra il Comune e la Cooperativa Arzilla, un’impresa sociale che opera dal 2009 “nel settore delle attività educative di contrasto e prevenzione del disagio umano, in particolare quello minorile, attraverso la progettazione e la gestione di servizi socio-educativi, di animazione sociale e culturali” (link1). Sempre in quest’ottica, nel 2016 il Comune aderisce alla Carta della Partecipazione, promossa dall’Istituto Nazionale di Urbanistica e l’Associazione Italiana per la partecipazione pubblica (AIP2) affiliata a IAP2 (International Association for public participation). Si tratta di una carta dei principi per “per diffondere la cultura della partecipazione e sviluppare linguaggi e valori comuni e nuovi percorsi strutturati e informati di coinvolgimento dei cittadini, i cui esiti siano riconosciuti quali parti integranti dei procedimenti di formazione delle scelte pubbliche e siano tradotti in provvedimenti normativi e amministrativi o in pratiche di cittadinanza attiva” [3].

 

Soggetti promotori e finanziatori

Nucleo operativo del progetto è un’associazione temporanea di scopo (ATS) nella quale confluiscono, la Cooperativa Arzilla, come soggetto capofila, e il Comune di San Giuseppe Jato. 

“Il gruppo di lavoro è costituito da giovani figure professionali che operano nei settori multi e inter-disciplinari della pianificazione urbana e territoriale, delle scienze politiche e giuridiche, delle scienze economiche e sociali, dell’architettura e dell’ingegneria, dell’informatica e della comunicazione. Proprio gli specifici percorsi di formazione ed esperienze sul campo sono considerati valore aggiunto e occasione per la costruzione di un luogo creativo di dialogo e confronto” (link 1). L’organizzazione e la facilitazione è stata curata da Raffaele Basile e uno staff di almeno 3 facilitatori della ATS. Altri collaboratori sono i curatori della piattaforma RenUrban, un progetto informatico (in forma di social network), creato da giovani siciliani, che offre diversi strumenti informativi georeferenziati (webgis, petizioni, sondaggi, segnalazione problemi, proposte, eventi, notizie, commentari) ed ha come destinatario particolare le pubbliche amministrazioni comunali. Il Comune di San Giuseppe Jato è stato il primo comune ad utilizzare questo strumento. 

Il progetto partecipativo complessivo è finanziato al 50% dal Piano di Azione e Coesione (PAC) che offre risorse finanziarie, messe a bando con avviso pubblico “Giovani del no-profit per lo sviluppo del Mezzogiorno - Giovani per il sociale” dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri” (link 1). Durante il percorso poi si sono aggregati altri soggetti che hanno collaborato al suo sviluppo; una ventina di associazioni locali, impegnate nello sport, nell'ambientalismo, nella cultura di genere, non mancano scout e e associazioni giovanili cattoliche.

L’Istituto Nazionale di Urbanistica ha collaborato al progetto con i suoi dirigenti, tra i quali Donatella Venti della Commissione “Governance e diritti dei cittadini” e altri studiosi, che hanno animato seminari e tavoli di progettazione partecipata del 15 e 16 ottobre 2016. Altri soggetti come Pro Loco e Ordine degli Architetti e Ingegneri hanno patrocinato e collaborato alle attività.

Non sono indicati le entità del finanziamento né quello statale né di altra natura. Non sono indicati nemmeno i costi per la cura del progetto. 

 

Selezione dei partecipanti

Non ci sono restrizioni particolari o campionamenti. Anche se il progetto teneva particolarmente al coinvolgimento dei giovani, tutti hanno potuto partecipare alle numerose attività che sono state organizzate, sia quelle di tipo più negoziale in cui sono stati maggiormente coinvolti portatori di interessi organizzati sia ai laboratori di progettazione che a quelle di piazza, in cui è stata coinvolto la popolazione complessiva. Le cariche istituzionali (sindaco e assessori) hanno presenziato e introdotto i momenti plenari di avvio più significativi e gli eventi a grande coinvolgimento come la presentazione dei risultati dei workshop e la Fajfesta, il festival delle associazioni jatine, organizzato nell’ambito dello stesso percorso, 

Particolare attenzione, dalle dichiarazioni progettuali, viene dedicata ai giovani portatori di handicap: “Non di minore importanza in termini di impatto progettuale è l’impegno ad impiegare giovani con disabilità nella conduzione delle attività previste; ciò rappresenterà la realizzazione dell’inclusione sociale cui mira il progetto, rendendo concreto il messaggio che ci si propone di far recepire ai giovani” (link 1 - La metodologia). Non si notano però particolari riscontri nella reportistica su questo obiettivo.

La comunicazione del percorso è avvenuta attraverso i siti istituzionali, i media locali e i social e il passaparola attivato dalla rete delle associazioni, viste anche le contenute dimensioni della popolazione. Non ci sono informazioni relative ad ulteriori mezzi tradizionali tipo locandine o brochure. Per l’evento finale sono stati allestiti manifesti in maxi-formato e appositi totem stradali.

 

Metodi e strumenti

Il Focus group è stato utilizzato come metodo di intervista di gruppo nelle fasi iniziali del processo per individuare le criticità e le potenzialità del territorio. Si tratta in questo caso di una discussione informale di gruppo (20 persone) in cui a turno si espongono le proprie opinioni relativamente alla domanda posta dal conduttore. Ciò permette di raccogliere rapidamente le impressioni individuali su temi comuni, senza entrare troppo negli aspetti personali e ottenendo un quadro sottoposto ad una revisione informale e ad un confronto critico senza concentrarsi sulla condivisione dello stesso ma sull’accettazione dei diversi punti di vista. 

 

Il Forum è un termine utilizzato per designare incontri con un numero sufficientemente alto di partecipanti, tale da non consentire e dunque richiedere, al contrario del focus group, stimoli per interventi individuali a ciascun partecipante. Si tiene in spazi ampi ed  è generalmente svolto con approcci teatrali (ribalta/scena, attori, spettatori, retro-scena), prevede presentazioni “di rito” delle cariche istituzionali, personaggi pubblici o esperti, discorsi che suscitano emozioni o che traducono in linguaggio semplice anche questioni tecniche molto complesse. E’ utilizzato generalmente per comunicare l’avvio di iniziative pubbliche o di comunità, come in questo caso, per dare avvio al processo e spiegarne finalità e percorso. Dal pubblico si possono fare interventi e domande nei tempi predisposti.

 

Il Pranzo condiviso è un un pranzo collettivo, in questo caso di circa 30 persone, che offre l’occasione di discutere e porsi domande. Particolarmente suggestivo il percorso che ha portato al luogo del pranzo (terreni agricoli e casali confiscati alle mafie, oltre al Giardino della Memoria, ex-luogo di prigionia di Giuseppe di Matteo). In questo modo si possono affrontare temi legati ai luoghi in cui si è, nella situazione in cui si trovano, e domandare ai partecipanti proprio che fare di tali luoghi. “Nello specifico, i partecipanti sono stati invitati a formulare ipotesi di valorizzazione del bene confiscato in cui si è svolto il pranzo condiviso e a descriverle, in maniera originale, utilizzando come supporto le “tovaglie creative” (Resoconto del 22/5, p. 2). Inoltre è stato somministrato un questionario. 

 

Passeggiate ed escursioni sono anch’esse metodologie partecipative se attraverso le suggestioni indotte dalle visite a particolari luoghi o percorsi si stimolano discussioni e commenti che poi gli organizzatori raccolgono, archiviano e restituiscono ai partecipanti per gli eventi di discussione che seguono, 

attraverso mezzi e strumenti appositi (p.e. mappe o in questo caso plastici).

 

Un Contest fotografico può diventare un’occasione di stimolo alla discussione. “L’obiettivo generale su cui si è fondato il Contest è stato costruire insieme alla comunità locale un reportage fotografico sulle potenzialità della Valle Jato, spingendo i cittadini a riflettere, attraverso le immagini, sugli elementi che ritiene simbolo del proprio territorio urbanizzato e naturale” (Report del Contest, p. 2). L’obiettivo era anche quello di non limitarsi a forme discorsive razionali ma di “alimentare il coinvolgimento attraverso forme e metodologie legate ad arte, comunicazione e innovazione” (Ib.). 

Le foto pervenute (con una didascalia) sono state caricate sulla piattaforma web dedicata al progetto e le 10 che hanno ottenuto le migliori valutazioni sono state stampate ed esposte in una mostra fotografica. 

 

Workshop/Tavoli di progettazione partecipata. Si tratta di incontri di discussione che permettono di coniugare anche un notevole numero di persone, in modo tale da comunicare rapidamente a molti concetti e istruzioni di lavoro, con la discussione in piccoli gruppi, così da permettere e stimolare il contributo di tutti i partecipanti. Incontri plenari danno avvio e si alternano a lavori nei gruppi, solitamente per concludersi con la presentazione dei risultati dei gruppi in plenaria. Si possono dedicare ulteriori fasi alla selezione delle proposte (sempre in plenaria - ad esempio con rapidi strumenti di quantificazione delle preferenze/priorità -  o con metodi comunicativi più diluiti nel tempo, attraverso piattaforme web o esposizioni temporanee) e a successive fasi di approfondimento delle proposte scelte. Si utilizzano spesso, come in questo caso, supporti (carto)grafici o plastici.  Gli incontri sono moderati da un facilitatore che orienta il gruppo partendo da domande relative a proposte o ambiti di intervento. 

 

I Laboratori formativi sono incontri con esperti su temi specifici che però prevedono forme interattive di comunicazione basate su idee o ipotesi formulate dai partecipanti, sulle quali poi il docente applica, trasferendoli, i propri strumenti. Sono stati occasione per introdurre i partecipanti a strumenti di progettazione della imprenditorialità come il Business Model Canvas, le modalità di progettazione europea, conoscere i reali significati di concetti come Startup e le modalità di accesso ai finanziamenti regionali (Report risultati dei laboratori, 2017).

 
Deliberazione, decisione e interazione pubblica

Il percorso è complesso e di lunga durata. La fase di progettazione è iniziata con la costituzione della ATS il 24 giugno 2015. E’ stata individuata una sede operativa negli spazi dei locali confiscati alla mafia ed è stato attivata uno “sportello virtuale” grazie alla piattaforma RenUrban. 

Sono state poi portate avanti dei processi di “costruzione dal basso dello sviluppo locale” attraverso il coinvolgimento attivo di partner, portatori di interessi e cittadini, nella progettazione di attività di “aggregazione pro-attiva” (link 1 - Le attività). Tali attività consistono in workshop di progettazione, laboratori formativi e l’organizzazione di eventi culturali e manifestazioni. 

 

Le fasi di vera e propria partecipazione pubblica è iniziata con un focus group esplorativo, di analisi del territorio, delle criticità e delle opportunità. Si è tenuto il 19 marzo 2016, hanno partecipato 20 persone, di entrambi i sessi, in prevalenza giovani sotto i 35 anni. E’ disponibile un report dell’incontro ma i risultati sono esposti in modo molto generico: c’è un elenco di “Sintesi degli elementi chiave” tra cui: “criticità sociali”, ma non si esplicita altro; “Questione economico-produttiva”; “Analisi degli spazi di aggregazione”, ecc... senza esporre nessun contenuto (Report Focus group, 19/3/16).

 

Un poco più ricco di informazioni è il report relativo al Forum cittadino (8 aprile 2016) di presentazione del progetto in cui si sono tenuti anche alcuni tavoli di discussione propedeutici a conoscere e familiarizzare con le metodologie della discussione pubblica. Hanno partecipato 70 persone ed hanno aderito una dozzina di associazioni locali, erano presenti gli studiosi dell’INU e le cariche istituzionali del Comune. E’ stata l’occasione per introdurre i partecipanti ai temi della partecipazione pubblica ed è stata infatti presentata, grazie alla eccezionale presenza dei dirigenti dell’INU, della Carta della partecipazione (link 2), alla quale il Comune ha aderito. Sono stati poi proposti 3 esercizi di discussione in gruppi con l’aiuto dei facilitatori su due macrotemi: a) ambiente ed economia; b) comunità e relazioni sociali. Per ogni tema si chiedeva la narrazione di esperienze, una valutazione sullo stato attuale e idee e proposte “per lo sviluppo del territorio e il benessere dei suoi abitanti”. Nel primo caso è stato denominato il territorio in questione con “Valle dello Jato” (il nome del fiume che bagna San Giuseppe e la “comunità jatina”, dunque si è esteso il contesto al Comune limitrofo di San Cipirello. Sono poi elencate le risorse da valorizzare: p.e. area archeologica di Monte Jato, sistema dei sentieri, il fiume e il sistema dei mulini, le grotte, ecc., “e la necessità di avviare iniziative che ri-creino la comunità della Valle, la necessità perciò di fare rete tra le persone, le associazioni, le amministrazioni, attraverso lo sviluppo di nuove professionalità, lo sviluppo turistico-integrato, la valorizzazione della cultura locale”; seguono dunque punti dolenti molto comuni a tanti territori italiani (p.e. “i sentieri risultano dissestati e senza segnaletica; assenza di piazze che incentivano gli scambi sociali; gli agricoltori non sanno valorizzare le loro aziende e dunque il territorio; mulini in stato di abbandono”) e alcune proposte (p.e. “divulgare la conoscenza dei prodotti locali; affermare la presenza di guide ambientali; recupero di aree attraverso street art, teatro e musica, e attività turistiche; valorizzare il fiume come attrazione turistica; e-commerce dei prodotti agricoli locali” - Report Forum 8/4/16, p.4-5). Sul secondo tema, partendo dal dialogo in cui si intrecciano i concetti di famiglia, radici e comunità e la é emerso che le risorse su cui puntare sono: la memoria e le cicatrici del passato; l’identità territoriale e le sue risorse integrate; le associazioni e i soggetti già attivi per il cambiamento; la volontà di cambiare rispetto ai segni lasciati dal passato. Anche su questo tema il discorso è passato alle proposte (p.e. favorire attività artistiche e sportive; alimentare i processi di partecipazione; aprire la cittadinanza al territorio esterno; trasformare l’accoglienza in risorsa per lo sviluppo della comunità - Ib., p. 7). In conclusione è stato un momento importante di conoscenza reciproca e di dimostrazione favorevole a proseguire nel progetto nello spirito e nei modi appena esercitati. 

 

Il 22 maggio è stata organizzata dall’Associazione Libera Terra una visita ai luoghi significativi del progetto, i terreni e i casali confiscati alle mafie e il giardino della memoria, il luogo dove è stato sequestrato il giovane Di Matteo e Portella della Ginestra, luogo del famoso eccidio di lavoratori da parte del bandito Salvatore Giuliano. In uno di questi casali è stata organizzato un pranzo, un’occasione per discutere dei luoghi attraverso strumenti originali come le “tovaglie creative”, in cui si è chiesto ai partecipanti di esporre in maniera creativa (disegnando) le proprie idee sul riuso dei luoghi. 

Inoltre ai 30 partecipanti è stato somministrato un questionario con domande sulla conoscenza del luogo, sull’utilità del suo riuso comunitario, sui progetti in essere, sulle proposte di realizzazione (p.e. campo estivo per bambini, ostello della gioventù, campeggio per turismo equo e responsabile, agri-campeggio, casa-famiglia, scuola popolare, ecc.). Nel report sono indicate anche le provenienze geografiche dei partecipanti, in gran parte del comune di San Giuseppe, ma anche da Palermo, dal comune di San Cipirello e Altavilla M. (Report Pranzo condiviso). 

 

Di simile tenore ma più impegnativa è l’iniziativa successiva, denominata “escursione esperienziale”, una camminata attraverso sentieri montagna e una visita alle grotte, 2 giorni con pernottamento in tenda. Circa 80 persone hanno partecipato, 31 anni la media, 4 anni la più giovane e 62 la più anziana. E’ stata occasione per parlare di sentieri, risorse ambientale loro tutela e valorizzazione. Hanno collaborato Legambiente, scout e gruppi speleologici. La maggior parte proveniva da San Ciripello (Report escursione, 11-12/6/16). 

 

Tra luglio e settembre è stato organizzato il Contest fotografico, un momento di coinvolgimento attraverso le arti visive, la fotografia come strumento di comunicazione polisemica. Le oltre 100 fotografie sono state consegnate da oltre 30 partecipanti ed essendo caricate sulla piattaforma RenUrban e 10 di esse esposte, sono servite da stimolo di discussione per i laboratori (Report Contest fotografico). 

 

Tra il 15 e il 16 ottobre si sono tenuti i workshop di progettazione partecipata, preceduti da una giornata di dialogo (14 ottobre) sulla Carta della partecipazione, il cui link al report non è funzionante (ril. 17/8/17). Nel workshop, attraverso un plastico del territorio, è stata fatta una prima sintesi di quanto emerso nelle attività precedenti, con l’installazione di bandierine riguardanti le problematiche elencate. “Da questo punto di partenza, i due plastici sono diventati la base di lavoro per avviare processi di progettazione partecipata suddivisi in gruppi. Le tematiche hanno permesso di individuare sette tavoli progettuali che, con il supporto tecnico dei facilitatori, hanno prodotto proposte tangibili e realizzabili. Le intense ore di co-progettazione hanno visto protagonista la comunità in tutte le sue sfaccettature: membri di associazioni, giovani, professionisti, adulti e bambini, hanno affrontato le criticità del territorio e valorizzato le sue risorse per mitigare le problematiche e inserire nuove chiavi per lo sviluppo e il miglioramento della qualità della vita” (Report workshop 15-16/10/16, p. 2). Nel pomeriggio di sabato 15 si è conclusa la fase progettuale con la presentazione delle proposte da parte dei componenti dei tavoli di lavoro seguite da conclusioni di apprezzamento del sindaco Davide Licari e Donatella Venti (INU). La giornata di domenica 16 è stata dedicata al confronto tra le proposte pervenute e le criticità, traducendo in bandierine verdi i risultati, dunque le proposte alternative accettate dalla comunità (Ib. p. 3). Per ogni ambito territoriale individuato sono state elaborate decine di proposte (p.e. attrezzamento parco archeologico, adeguamento accesso carrabile per portatori di handicap e anziani, censimento, sistemazione e manutenzione dei sentieri che conducono alle grotte e ai mulini sul fiume, attrezzare i punti panoramici, ripristino dell’antica strada di collegamento tra San Giuseppe Jato e Piana degli Albanesi, ecc...) che nel complesso hanno superato il centinaio. Un tavolo è stato dedicato completamente al coinvolgimento dei bambini. Hanno partecipato 50 persone in prevalenza giovani e di sesso maschile. 

 

Nel workshop del 1 dicembre, 33 partecipanti, attraverso un questionario e una discussione in due gruppi hanno individuato il grado di priorità (alta, media, bassa) da assegnare alle oltre cento azioni individuate, confermando la propensione alla tutela delle risorse locali, alla promozione del turismo e delle produzioni tipiche (p.e. valorizzare Monte Jato e favorirne accessibilità e promozione; riqualificare anfiteatri e piazze, trasformare l’ex-mattatoio in polo turistico e culturale, promuovere l’agricoltura tradizionale e di qualità, alimentare la partecipazione attiva della comunità, ecc...). Inoltre, si è espressa la volontà di realizzazione immediata di uno di essi: “Al termine della giornata, si è poi deciso che il progetto Jato Spazio Idee si impegnerà a coinvolgere associazioni e cittadini nella realizzazione del progetto pilota di un ‘Pedibus’ con percorsi pedonali sicuri per bambini a San Giuseppe Jato con l’intento di riscoprire valori urbani e attivare un servizio di mobilità sostenibile nella comunità” (Report workshop del 1/12/16).

 

Il 16 dicembre è stato coinvolto l’Istituto professionale di Stato Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale di San Ciripello. 20 ragazze/i dai 16 ai 20 anni hanno collaborato in 3 gruppi facilitati alla progettazione di spazi e idee (orto sinergico in area comunale, riqualificazione anfiteatro in abbandono, piscina comunale incompleta, riqualificazione piazza adibita a parcheggio). I ragazzi hanno disegnato mappe, progetti e individuato le possibili minacce come il rischio di vandalismo delle realizzazioni e rischio di cattiva gestione. 

Da questo momento iniziano e attività di carattere più formativo rivolte ai giovani.  Il 5 dicembre è stata organizzata una gita a Gibellina al CRESM (Centro ricerche economiche per lo sviluppo del mezzogiorno) nato in seguito al terremoto del Belice del 1968, ispirato dalle opere di Danilo Dolci e L. La Barbera. 

Da gennaio 2017 a marzo, seguono 3 laboratori con un quarto incontro conclusivo relativi alla preparazione dei giovani verso l’imprenditoria, l’ideazione, la pianificazione del business, alla progettazione per l’accesso ai fondi europei o regionali. 

 

Gli eventi conclusivi hanno riguardato un ulteriore pranzo condiviso, una escursione didattica sulla memoria e la legalità per i ragazzi e il FajFesta (14-16 luglio 2017), la festa delle associazioni della Valle Jato, una celebrazione della rete, delle proprie risorse e competenze che si è creata durante il percorso e delle tantissime progettualità che sono state messe in campo. Hanno partecipato dalle 100 alle 200 persone, di tutte le età e 22 associazioni. Era presente il sindaco neo-eletto il 24 giugno.

 

Il progetto non è ancora del tutto concluso (ril., 29/8/2017).

 

Inflenza, risultati ed effetti

Il progetto non è terminato (ril. 29/8/17) e uno dei risultati attesi, il più politico, “l’Agenda per lo sviluppo locale” non è ancora stata prodotta. Tuttavia, il percorso ha trovato un tessuto sociale che nonostante le forti sofferenze subite ha ampiamente dimostrato di essere in in grado di rigenerarsi, di accogliere con passione le metodologie partecipative e di provvedere al proprio sviluppo contando sulle proprie forze. Non è sufficiente ritenere, come sorge spesso spontaneo, che basti un cambio di Giunta per rendere meno probabile la messa in atto dei risultati. Anzi, potrebbe anche verificarsi il contrario. La presenza costante e appassionata dei sindaci e di ulteriori figure autorevoli (INU) agli eventi appare comunque rassicurante sulla traduzione politica dei risultati. Per confermare tutto ciò però serve colmare la grave carenza informativa sulle spese e i finanziamenti statali ottenuti e poter così valutare meglio il rapporto costi-benefici. 

 
Analisi e lezioni apprese

La caratteristica che emerge in questo progetto è la lunga durata, la necessità di introdurre nuovi concetti con la dovuta calma e pazienza, coinvolgendo le nuove generazioni in primis e coltivando la memoria. I risultati sono incoraggianti. Speriamo che le amministrazioni pubbliche continuino a fidarsi dei propri cittadini, anche per quel che riguarda l’Agenda per lo sviluppo locale, come è apparso fino ad ora in questo percorso e senz’altro saranno ricambiate. Sul piano metodologico si è puntato molto sulla sollecitazione sociale e l’educazione, meno sull’agonismo politico. Evidente a questo proposito è il metodo di conteggio delle preferenze messo in atto per assegnare un certo grado di priorità al centinaio di proposte di azione, che se lasciate tutte sullo stesso piano ne avrebbe indebolito la credibilità. In tale workshop sono state coinvolte meno persone che nel workshop di elaborazione delle proposte, anche se tale fase di selezione richiedeva meno tempo di scelta ma necessitava di più tempo di riflessione e soprattutto di maggiore rappresentatività. Da quel che emerge sembra essere stato poco sfruttata la piattaforma RenUrban come output dei risultati dei laboratori (in forma di sondaggio per esempio) per raccogliere un maggior numero di preferenze relativamente alle azioni a cui assegnare maggiore priorità. 

 
Fonti secondarie

Report di ogni singola attività/evento sono reperibili in formato pdf sul sito del progetto (link 1) nella pagina statica “Le Attività”.

 
Collegamenti esterni
  1. Jato Spazio Idee. Centro di coordinamento e progettazione come spazio della democrazia e della legalità > jatospazioidee.it
  2. Carta della Partecipazione (INU, IAF, AIP2) > http://www.inu.it/wp-content/uploads/Carta_della_Partecipazione_illustra...

Note

 

[1] Permesso a Brusca, il sindaco di San Giuseppe Jato: “Non tolleriamo il ritorno dei mafiosi”, Il Giornale di Sicilia, 11 gennaio, 2016 > http://palermo.gds.it/2016/01/11/permesso-a-brusca-il-sindaco-di-san-giuseppe-jato-non-tolleriamo-il-ritorno-dei-mafiosi_460392/ (ril. 17/8/17).

 

[2] Elezioni comunali 11-25 giugno 2017, La Repubblica > http://www.repubblica.it/static/speciale/2017/elezioni/comunali/san_giuseppe_jato.html?refresh_cens

 

[3] San Giuseppe Jato aderisce alla “Carta della Partecipazione”, Monreale News, 1/6/2016 > https://www.monrealenews.it/cronaca/cronaca-varia/15444-san-giuseppe-jato-aderisce-alla-“carta-della-partecipazione”.html

 

 

 

Case Data

Location

Geolocation: 
San Giuseppe Jato 90048 San Giuseppe Jato
Italy
IT

History

Start Date: 
Tuesday, June 23, 2015
End Date: 
[no data entered]
Ongoing: 
Yes
Number of Meeting Days: 
24.00

Process

Facilitation?: 
Yes
If yes, were they ...: 
Facetoface, Online or Both: 
Face-to-Face
Other: Interaction among Participants: 
photo contest
Method of Communication with Audience: 

Organizers

Who paid for the project or initiative?: 
Italian government (Presidenza del Consiglio dei Ministri)
Type of Funding Entity: 
Other: Funding: 
Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Italian government)
Who was primarily responsible for organizing the initiative?: 
Other: Organizing Entity: 
Associazione temporanea di scopo (A no-profit project consortium)
Who else supported the initiative? : 
several local and national NGOs

Resources

Total Budget: 
[no data entered]
Average Annual Budget: 
[no data entered]
Number of Full-Time Staff: 
2
Number of Part-Time Staff: 
4
Staff Type: 
professionals, public servants and volunteers
Number of Volunteers: 
22

Discussions

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